IL CASO Torino, mamma disperata: «Hanno portato via il mio bimbo, non datelo a un’altra famiglia»

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TORINO. «È stato il giorno più brutto della mia vita. Non avevo mai provato niente di simile. Mi sono sentita umiliata, presa in giro, violata nella mia dignità. Mi hanno portato via la cosa più importante, hanno cominciato a scavare nella mia vita, a giudicarmi, a scrivere relazioni su ogni mio singolo gesto, dando un valore ai sorrisi, interpretando il tono della mia voce, le mie idee su un’alimentazione sana, giudicando la mia cultura, impedendomi di parlare la mia lingua durante i colloqui». Il giorno più brutto della vita di Olga Chernikova, una laurea in management ed economia dei materiali a Mosca, una casa di proprietà sotto la Mole, è il 23 maggio di quest’anno quando, afferma, «è avvenuta una sottrazione di minore senza precedenti in Italia». Quel minore è suo figlio (lo chiameremo Alfredo), 7 anni. E a disporre il trasferimento del bambino in una comunità – precisando che si dovesse “procedere con urgenza” e “in assenza di preventiva convocazione delle parti” “eventualmente avvalendosi della forza pubblica” – è stato un giudice che il prossimo 19 ottobre potrebbe anche decidere di affidare Alfredo a un’altra famiglia.

Il provvedimento è stato motivato con la necessità di valutare quali siano le reali condizioni di vita del bambino. Un bambino, Alfredo, che sicuramente ha sofferto per la separazione dei suoi.«Ma questo – sostiene Chernikova – non giustifica che me l’abbiano portato via in questo modo». Tutto inizia durante il procedimento per il divorzio, con Olga e il marito che si accusano reciprocamente. Intervengono i servizi sociali, gli psicologi fanno le loro relazioni sul figlio della coppia, emerge il sospetto di maltrattamenti di cui però, sostiene lei, «non ci sono prove» e un giudice decide che il piccolo, nel tempo necessario a capire se siano in grado o meno di crescerlo, va affidato temporaneamente a una comunità.

24 Settembre 2016

Tratto da CronacaQui.it

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