Casa della Cultura di Milano #IlDiavoloVestePAS

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Evento

5 dicembre ore 21 Casa della Cultura – Via Borgogna, 3 (San Babila) Milano

Moderatrici: Imma Cusmai – Michela Gobbi

Parola ai relatori:

Con la categoria Sindrome di Alienazione Parentale (PAS) si è inteso classificare come diagnosi autonoma una condizione psicopatologica del minore che può essere descritta come riproduzione di dinamiche di squalifica, rabbia e odio dirette ad uno dei genitori, in effetto della comunicazione aperta di questi sentimenti da parte dell’altro genitore e di un attivo condizionamento. La consistenza scientifica di tale classificazione è invalida, ed attualmente esclusa dalla prassi peritale per indicazione governativa. Peraltro la metodologia e l’uso della diagnosi di un qualsivoglia disturbo psichiatrico è comunque frequentemente scorretta, corrisponde falsamente all’esigenza di fondamenti certi per la valutazione eben si presta ad utilizzi in malafede. Si pone dunque l’esigenza di una considerazione del fenomeno meglio fondata ed articolata e di una maggiore qualità degli elaborati peritali, per i quali dovrebbe essere pretesa la personalizzazione sul singolo caso e la coerenza logica tra quesito, osservazione, analisi e conclusione.

Pietro Bertolotti
Psichiatra


Possiamo affermare che le separazioni portano a dinamiche inevitabilmente complesse, frutto dell’intersecarsi di variabili sempre diverse tra loro, che è necessario conoscere nel dettaglio e analizzare nel loro intreccio oltre che nel loro influenzarsi reciprocamente. Credo sia importante, inoltre, ribadire l’inutilità, nonché pericolosità, di sistematizzare certi tipi di comportamenti all’interno di una nuova presunta sindrome, in quanto eventuali comportamenti, da parte di un genitore che fossero volti a screditare l’altro, rientrano in ogni caso nelle categorie di negligenza e maltrattamento, punibili poiché lesive del diritto del minore di poter crescere in un ambiente sano e stimolante. Codice civile e penale determinano doveri e potenziali condanne in caso di maltrattamento e la Convezione Internazionale sui Diritti del Fanciullo di New York, del 1989, definisce chiaramente i diritti del bambino.Esistono, inoltre, diverse linee guida sulla valutazione di eventuali abusi, negligenze e maltrattamenti che sarebbe sufficiente conoscere per poter applicare una corretta diagnosi e progetto d’intervento, laddove necessario. Ridurre alcuni comportamenti, per quanto significativi e destabilizzanti, a etichette o diagnosi di malattie che nulla hanno a che vedere con la complessità delle differenti e articolate situazioni e dei diversi contesti in cui si collocano, significa togliere valore al complesso lavoro delle mediazioni familiari, delle consulenze tecniche d’ufficio e di parte e, in generale, a tutto il lavoro clinico dei professionisti che si adoperano per ripristinare, quando è possibile, un nuovo e più funzionale equilibrio.

Simona Adelaide Martini
Psicologa Psicoterapeuta
VicePresidente Associazione TerraLuna


Privatizzazione e psichiatrizzazione dell’infanzia ( e di tutto il corpo sociale) procedono a lesti passi. Il caso dei Pas è solo un altro tassello in un percorso di minorizzazione ulteriore dell’infanzia e della giovinezza. Si tratta di uno dei tanti aspetti di una società del controllo pervasivo, della stimolazione della paranoia e dell’incapacità di assumere l’identità dei minori a pieno titolo. Quo usque tandem abutere patientia nostra?

Paolo Mottana
prof. di filosofia dell’educazione Università Bicocca Milano


Da sempre impegnato per una Scuola Pubblica di qualità che sia incentrata sulle relazioni positive e sulla ricerca di percorsi per migliorare sempre più il benessere delle bambine e dei bambini. L’impegno nelle Istituzioni volto alla costruzione di una città vivibile, inclusiva, accogliente, sorridente.

Paolo Limonta
maestro elementare e consigliere comunale


Nella complessa casistica delle relazioni genitoriali conflittuali, che spesso finiscono con lo sfociare in procedimenti, anche penali, che coinvolgono minori, appare opportuno interrogarsi in merito al ruolo svolto dagli operatori del diritto. In quest’ottica, l’avvocato, figura professionale qualificata – chiamata a tutelare gli interessi in causa sempre nel rispetto del mandato conferito – si trova a svolgere un ruolo delicato, nel quale deve essere, in ogni caso, preminente l’interesse supremo del minore, declinato in ogni sua forma. Appaiono necessarie,quindi, riflessioni metodologiche sull’espletamento dell’incarico difensivo che – senza presunzione dottrinale alcuna, ma alla luce della casistica affrontata – possano suggerire linee guida per un’assistenza efficace, che consideri preminente il diritto dei figli ad una crescita serena, pur in condizioni di conflittualità genitoriale.

Roberta Cervesato
Avvocato


E con la partecipazione di:
Luigi Colombo
giudice onorario

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