La presunta sindrome di alienazione genitoriale (PAS): tra ciarlataneria e disinformazione

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Dr. Andrea Mazzeo

INTRODUZIONE
Il concetto venne proposto nel 1985 da un medico statunitense, Richard Alan Gardner (1); mai accettato dalla psichiatria ufficiale statunitense, mai entrato in nessuna classificazione delle malattie (DSM e ICD), il concetto non nasceva da una ricerca accademica ma solo dalle riferite sue osservazioni su circa 400 casi di affidamento dei minori da lui seguiti nei tribunali statunitensi.
Osservazioni mai pubblicate su riviste scientifiche di un certo rilievo ma riportate nei suoi libri, la cui pubblicazione avvenne a cura di una casa editrice, la Creative Therapeutics, da lui stesso creata e che aveva come indirizzo quello di casa sua.
Questa bizzarra teoria è stata oggetto di analisi negli USA sin dai primi anni ’90 soprattutto a opera di giuristi (2), dato che il suo utilizzo nei Tribunali delle separazioni aveva creato non pochi problemi giudiziari, e anche perché la psichiatria ufficiale USA non se ne occupava più avendola già condannata come “pseudo-scienza” o “scienza spazzatura” (Paul Fink, Docente di Psichiatria alla Temple University di Philadelphia).

LA TEORIA DELLA PAS
DEFINIZIONE ED EZIOLOGIA

Sostanzialmente il suo “core” consiste in questo ragionamento: se al momento della separazione coniugale o del divorzio un figlio manifesta un rifiuto verso la frequentazione di un genitore, causa di questo rifiuto è la manipolazione psicologica del bambino da parte dell’altro genitore; questa condizione si chiama Sindrome di Alienazione Genitoriale, una nuova malattia dovuta all’aumento della cause di separazione e divorzio; il genitore che ha causato la sindrome si chiama genitore alienante, l’altro genitore si chiama genitore alienato e il bambino si chiama bambino alienato.
La fragilità epistemologica di questo concetto si fa evidente sin da queste prime battute, ma esso non ha cessato di conquistare i vari soggetti che ruotano intorno alla famiglia che si sta separando (psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, assistenti sociale, avvocati e magistrati); uno dei motivi di questo interesse lo si può leggere in un recente articolo di Psichiatri forensi dell’Università del Kentucky (3) nel quale gli AA scrivono che “se si vuol comprendere il senso del sostegno alla teoria della PAS basta seguire la pista del denaro”.
Per questa presunta malattia viene quindi proposta una eziologia giudiziaria, e, a mia memoria, sarebbe la prima volta nella storia della medicina. Che una vicenda giudiziaria, soprattutto estremamente conflittuale come in alcuni casi di separazione o divorzio, possa causare nei soggetti coinvolti (genitori e bambini) delle conseguenze psicologiche è indubbio; ma siamo nell’ambito delle reazioni psicologiche comprensibili a eventi di vista stressanti (Disturbi dell’Adattamento secondo il DSM-IV-TR) non certo nel campo di malattie o sindromi di interesse medico. Non dimentichiamo la lezione di uno dei più grandi clinici e psicopatologi di tutti i tempi, Kurt Schneider: “La malattia stessa, in quanto tale, esiste solo nella sfera somatica, e noi chiamiamo patologico l’abnorme psichico allorquando esso è riconducibile a processi morbosi organici” (4).

EPIDEMIOLOGIA
Sul piano epidemiologico le cose non vanno certo meglio; la PAS, secondo Gardner, sarebbe più frequente nel sesso femminile nella misura del 90% rispetto al 10% dei maschi affetti da questa malattia; sulle ragioni di questa maggiore frequenza nel sesso femminile nulla è in grado di dirci il Dr Gardner, nessuno studio epidemiologico, nessuna ragione scientifica, è la sua opinione, prendere o lasciare.
Addirittura, quando gli hanno contestato questo dato è arrivato ad affermare (il che la dice lunga sulle sue competenze mediche) che “anche il cancro al seno è più frequente nelle donne e nessuno se la prende con i medici per questo”. Di fronte alle critiche che gli vennero rivolte modificò questa visione della PAS affermando che in realtà la frequenza nel sesso femminile era dell’80%.
Può una malattia avere un’epidemiologia così ballerina? In assenza di studi che lo dimostrino?

SINTOMATOLOGIA
Veniamo alla sintomatologia. Secondo Gardner la PAS è riconoscibile da otto sintomi.
Campagna di denigrazione verso il genitore rifiutato, comprendente false accuse di violenza intrafamiliare o di abusi sessuali incestuosi;
Razionalizzazioni futili per giustificare il rifiuto;
Mancanza di ambivalenza;
Fenomeno del pensatore indipendente, vale a dire le affermazioni dirette del bambino sui motivi del suo rifiuto;
Sostegno al genitore alienante;
Assenza di senso di colpa verso il genitore alienato;
Presenza di sceneggiature prese a prestito, vale a dire ciò che il bambino riferisce su quello che gli ha fatto il genitore che lui rifiuta;
Animosità verso la famiglia e gli amici del genitore alienato.
Come si può ben vedere, nessuna di queste descrizioni corrisponde a ciò che s’intende per sintomo in medicina (manifestazione soggettiva di sofferenza causata dalla malattia); ma proprio qui questa bislacca teoria mostra tutte le sue carenze logiche.
Gardner ha affermato che in presenza di violenza intrafamiliare o di abusi sessuali incestuosi non si può fare diagnosi di PAS; le accuse di violenza intrafamiliare o di abusi sessuali incestuosi sono però anche il primo sintomo per poter diagnosticare la PAS. Una circostanza (accuse, ecc) non può essere allo stesso tempo causa di esclusione di una malattia e sintomo di quella stessa malattia. È come se io affermassi: il sintomo principale del diabete è l’innalzamento della glicemia; in presenza di glicemia elevata non si può fare diagnosi di diabete.
Se proprio vogliamo cercare una qualche analogia tra il rifiuto espresso dal bambino verso la relazione con un genitore e i sintomi di un qualche disturbo mentale la nostra attenzione non può che andare alle fobie, e in particolare alle fobie post-traumatiche nelle quali, nei periodi immediatamente successivi al trauma ma anche in seguito, si osserva una spiccata fobia specifica verso la situazione che ha causato il trauma. Sarà così anche in questi casi?

TERAPIA
Gardner si è spinto anche a formulare una proposta terepeutica per la sua invenzione, che ha chiamato ‘Terapia della minaccia’ (Treath Therapy). Consiste sostanzialmente nel rinchiudere il bambino per un certo periodo di tempo in una comunità perché possa essere deprogrammato, o resettato si legge in alcune ordinanze giudiziarie, fino a fargli accettare il rapporto con il cosiddetto genitore alienato.
Non credo occorra spendere altre parole per dimostrare che trattamenti del genere non hanno nulla a che fare con la medicina ma più con la repressione dei reati.

SITUAZIONE ATTUALE IN ITALIA
Per questioni di brevità trascuro l’analisi delle reazioni alla PAS all’estero, accennando solo alla situazione italiana.
Ad ottobre 2012 è stato investito della questione il Ministero della Salute con una interpellanza parlamentare; il Prof. Adelfio Elio Cardinale, già Direttore dell’Istituto Superiore di Sanità, all’epoca Sottosegretario alla Salute, così si espresse nella risposta:
“L’Istituto superiore di sanità, interpellato perché è il più alto organo di consulenza scientifica del Ministero, ha sottolineato che i fenomeni di ritiro dell’affetto da parte del bambino nei confronti di uno dei genitori, emersi in alcuni casi di affidamenti a seguito di divorzio, possono essere gestiti dagli operatori legali e sanitari senza necessità di invocare una patologia mentale per spiegare i sentimenti negativi di un bambino verso un genitore. L’inutile e scientificamente non giustificato etichettamento come «caso psichiatrico» può rendere ancora più pesante la difficile situazione di un bambino conteso. Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine «disturbo», in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici” (6).
A questa dichiarazione hanno fatto seguito, rispettivamente, le dichiarazioni del Presidente della FNOMCEO, del Presidente della Società Italiana di Psichiatria e del Presidente della Società Italiana di Pediatria, tutte ugualmente di segno negativo verso la teoria della PAS.
Infine a Marzo 2013 si è pronunciata sulla questione anche la Suprema Corte di Cassazione, come la sentenza n° 7041 del 20 marzo 2013, nella quale viene affermato il principio giuridico che “Di certo non può ritenersi che, soprattutto in ambito giudiziario, possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che le teorie ad esse sottese, non prudentemente e rigorosamente verificate, pretendono di scongiurare” (7).

CONCLUSIONE
Alla luce di questa sintetica disamina della questione PAS lo scrivente ritiene che questo concetto (e anche quello analogo di alienazione genitoriale) non abbia alcuna base logica e scientifica per continuare a essere utilizzato nelle cause di affidamento dei minori; di fronte al rifiuto espresso da un bambino verso la relazione con un genitore è prioritario garantire in primo luogo la sicurezza del bambino dal genitore rifiutato.
Dietro il rifiuto possono celarsi violenze fisiche o sessuali che vanno indagate senza pregiudizi e senza tabù; l’incesto, l’abuso sessuale sul minore, purtroppo si verificano, e non necessaiamente in ambienti degradati dal punto di vista socio-culturale. Interrompere il circuito della violenza e dell’abuso sessuale dev’essere l’obiettivo primario, il focus dell’intervento dei professionisti della salute anche negli ambiti giudiziari, come CTU o CTP.

NOTE
(1) Il testo più esauriente, sia sulla PAS sia sul suo ‘inventore’, è il libro di Sonia Vaccaro e Consuelo Barea Payueta, entrambe psicologhe, dal titolo “La presunta sindrome di alienazione genitoriale, uno strumento che perpetua il maltrattamento e la violenza”, Edizioni EdIt, Firenze, 2011. Da questo testo apprendiamo che il Dr Gardner, come da notizie biografiche da lui stesso fornite, dopo la laurea in Medicina svolse il servizio militare obbligatorio nell’esercito USA di stanzia nella Germania Occidentale, come ufficiale medico in un ospedale militare; al suo ritorno in patria iniziò a lavorare come medico-legale nei tribunali statunitesnsi. Egli stesso affermò che la sua esperienza con i bambini risaliva al periodo militare; come si possa fare esperienza medica nel campo infantile lavorando in un ospedale militare è cosa che deve essere ancora compresa. Non si è mai specializzato nè in Psichiatria né in Neuropsichiatria infantile. Frequentò come volontario non retribuito la Columbia University di New York, spacciandosi all’esterno per Professore universitario; le sue credenziali alla Columbia gli consentivano solo l’accesso alle biblioteche e ai sistemi informatici dell’Università. Dopo il 1985 i suoi rapporti com la Columbia si incrinarono e il mondo accademico statunitense prese le distanze dalla sua teoria.

(2) Bibliografia giuridica più significativa:
– Cheri L. Wood: The Parental Alienation Syndrome – a dangerous aura of reliability. Loyola of Los Angeles Law Review, 1994.
– Carol S Bruch: Parental Alienation Syndrome: Junk Science in Child Custody Determinations. European J L Reform, 383, 2001.
– Carol S Bruch: Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation – Getting It Wrong in Child Custody Case. Family Law Quarterly, Volume 35, Number 3, Fall 2001.
– Carol S Bruch: Parental Alienation Syndrome and Alienated Children: getting it wrong in child custody cases. Child and Family Law Quarterly, Vol 14, No 4, 2002.

– Rivera Ragland E, Fields H: Parental Alienation Syndrome – What Professionals Need to Know – Part 1 of 2. Update, Volume 16, Number 6, 2003.

– Rivera Ragland Erika, Fields H: Parental Alienation Syndrome – What Professionals Need to Know – Part 2 of 2. Update, Volume 16, Number 7, 2003.

– Houlth J: The Evidentiary Admissibility of Parental Alienation Syndrome – Science, Law, and Policy. Children’s Legal Right Journal, Vol 26, N° 1, Spring 2006.

– Meier J S: Parental Alienation Syndrome and Parental Alienation: Research Reviews. VAWnet, National Online Resource Center on Violence Against Women, 2009.
(3) Houchin T M, Ranseen J, Hash P A K, Bartnicki D J: The Parental Alienation Debate Belongs in the Courtroom, Not in DSM-5 J Am Acad Psychiatry Law 40:1:127-131 (January 2012).
(4) Schneider K: Psicopatologia clinica, pag 29. Città Nuova Editrice, Roma 1983.
(5) L’intera risposta del Prof. Adelfio Elio Cardinale può essere letta qui: http://www.camera.it/410?idSeduta=0706&tipo=stenografico#sed0706.stenografico.tit00090.sub00020
(6) http://www.sentenze-cassazione.com/cassazione-la-sindrome-di-alienazione-parentale-pas-non-esiste/

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