L’affido condiviso, la Pas, il ddl 957 e altri disegni di legge: facciamo chiarezza

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ARCHIVIO/DOCUMENTI Sul tema dell’affido condiviso, detto anche della “bigenitorialità”, c’è molta confusione. E’ una confusione voluta e indotta da molti, perché su questo terreno si giocano battaglie di importanza cruciale per le donne e per la stessa democrazia. E per affrontarle è necessario essere ben informate/i. Con questo post cerchiamo dunque di darvi un quadro di riepilogo utile a orientarsi.
La legge 54/2006
Nel 2006 è stata introdotta in Italia la cosiddetta “legge sull’affido condiviso” (54/2006) il cui scopo avrebbe dovuto essere garantire la “bigenitorialità”, cioè il sacrosanto diritto, per i figli di genitori separati, di crescere mantenendo un rapporto con entrambi i genitori. Ma quella legge tuttora in vigore presentava, fin dall’inizio, una profonda lacunanel fatto che non vi era prevista alcuna modalità di azione o prevenzione nell’eventualità (non certo rarissima) che, nella famiglia interessata dalla separazione, fosse presente l’elemento dei maltrattamenti o di altri gravi abusi. In assenza di tali precauzioni, l’obbligo dell’affido condiviso, anziché migliorare la situazione, può acuire pre-esistenti condizioni di pericolo.
Cosa che è stata drammaticamente dimostrata nei fatti, inclusi casi eclatanti in cui il genitore abusante, nell’esercizio dei suoi diritti di “bigenitorialità”, ha portato a termine sui figli atroci vendette di cui spesso il vero obiettivo è la madre, rea di volere la separazione.
Sarebbero dunque necessari interventi migliorativi capaci di disciplinare questi aspetti e di tutelare i soggetti più deboli.
Eppure, paradossalmente, la legge è stata si messa in discussione più volte, ma i ripetuti tentativi di ritoccarla non andavano affatto nella direzione di garantire i componenti della famiglia da simili pericoli, e dall’eventuale coniuge violento.
Al contrario, come se la legge fosse solo il primo grimaldello con cui intaccare diritti da tempo acquisiti, sono stati messi in campo numerosi tentativi di revisione volti addirittura a stravolgere il principio base della bigenitorialità, direttamente ai danni della donna. E come? sbilanciando la cifra dalla “condivisione” a un riconoscimento sostanzialmente preminente nei confronti del padre.

Ciò ignorando platealmente non solo che questo sbilanciamento contraddice la Costituzione e il diritto di famiglia, ma anche che, per quanto i maltrattamenti possano essere perpetrati da entrambi i genitori, statisticamente le violenze e gli abusi sono in larga maggioranza operati dal coniuge maschio, in un disequilibrio di genere certamente favorito da retaggi culturali di dominio.

Il ddl 957 e la PAS
E un ritorno a questo “dominio” è appunto il senso più profondo delle modifiche che intendeva imporre il ddl 957, voluto da Pdl e Udc.
Questo decreto insisteva sulla potestà dei genitori reintroducendo appunto elementi di quella “patria potestà” che era stata cancellata nel 1975, con il diritto di famiglia che stabiliva la parità fra i coniugi.
E infatti, premesso che “il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all’età maggiore o alla emancipazione” questo spudorato decreto avrebbe introdotto che nel momento i cui “sussiste un incombente pericolo di grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili (art. 316 e 322)”.
Il padre, cioè un genitore per principio preminente rispetto all’altro.  

Ma non solo. Per maggior sicurezza, là dove tenta di dare al padre, in modo aprioristico, un potere che esclude la madre (e di fatto la assoggetta), il ddl 957 intende anche prevenire che tale potere possa venire scalfito dall’emergere di abusi e, appunto, da relative contestazioni. E così si brandisce, dandole status di strumento giuridico, una teoria senza alcun fondamento, la quale vuole che, se i figli rifiutano un genitore perché lo temono, la causa si debba al “condizionamento negativo” indotto dall’altro genitore (nella fattispecie si adombra sempre il concetto della “madre malevola” che riesce a penetrare l’inconscio dei figli portandoli a odiare il padre).  E’ la cosiddetta Pas (Parental Alienation Syndrome), o “sindrome di alienazione parentale” o di “alienazione genitoriale”, volta a esautorare ogni versione fornita da familiari abusati.

Co’è la Pas o presunta ‘sindrome di alienazione genitoriale’?
La cosiddetta Pas è una ipotetica “sindrome” messa a punto a uso e consumo dei negazionisti della violenza domestica. Un concetto che (strumentalizzando fenomeni di contrapposizione che notoriamente si creano fra coniugi in via di separazione), generalizza malamente, prestandosi a ogni distorsione volta a negare le problematiche di abusi violenti e/o pedofili. E come tale è giustamente additata come sindrome giustificativa, volta a negare l’incidenza delle violenze e degli episodi di pedofilia.
Né appare un caso che la Pas come strumento giuridico sia stato inventato da uno psichiatra su cui pesano appunto pesanti sospetti di pedofilia: Richard Gardner. Il quale non solo sosteneva apertamente che non vi fosse “nulla di particolarmente sbagliato nella pedofilia, incestuosa o meno”, ma alla sua morte, avvenuta per suicidio, è stato trovato positivo ai farmaci per la castrazione chimica che evidentemente si autoprescriveva. Informazioni più approfondite su Gardner QUI, e alla relativafonte originale, articolo di Andrew Gumbel]. Ad ogni modo, la presunta Pas è stata negli ultimi decenni attentamente verificata sia in sede psichiatrica sia giuridica, venendo sconfessata in numerosi paesi in cui si era tentato di introdurla (dagli Usa, all’Europa).  Ad oggi non solo non è mai stata scientificamente provata, ma è ormai riconosciuta come “scienza spazzatura” dal contesto scientifico internazionale.
Qui alcune valutazioni: Società Italiana di PediatriaAndrea Mazzeo [vedi anche QUI],Maria Serenella Pignotti. Inoltre Jorge Corsi di ASAP [fonte secondo alcuni controversa ma che citiamo per completezza].
Perché la Pas è strumento utile a negare violenza e pedofilia?
Perché attenzione: ove si introduca la PAS, si mette il bavaglio ai figli che rifiutino un genitore. La loro testimonianza non è ammessa in quanto “non attendibile” (perché di certo frutto di “plagio” dell’altro genitore). E si verifica così il paradosso per cui il genitore che, a causa di possibili abusi e violenze, è temuto dai figli, viene favorito, perché appunto la presenza di un rifiuto nei figli viene considerata frutto di una colpa del genitore che invece dai figli è accettato.
Come recita l’art. 9 del ddl 957: “il comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, costituisce inadempienza grave, che può comportare l’esclusione dall’affidamento”. Ove il “comprovato” condizionamento viene provato sostanzialmente dalla presenza di resistenze nei figli, i quali non vengono ascoltati perché “inattendibili”. E il gatto si morde la coda senza soluzione di continuità.

La PAS è un formidabile strumento intimidatorio contro le donne, e possibile viatico per lasciapassari a violenti e pedofili.Come tale la PAS è l’obiettivo principe di chi vorrebbe tornare agli ordinamenti ottocenteschi e si oppone dunque al diritto di famiglia attuale, in quanto ritenuto “troppo matriarcale”. Sembra incredibile, vero?

Chi vuole la Pas in Italia, strumento utile a negare violenza e pedofilia?
Dato quanto sopra, non ci si spiega come mai in Italia si insista, contro ogni orientamento internazionale, e contro ogni logica e giustizia, a voler fare della PAS uno strumento giuridico: che sconfessa la maggior parte delle denunce e consente di estromettere i bambini dai ruoli di testimoni. Eppure, sull’onda di tale obiettivo, sono stati presentati in successione ben 5 disegni di legge. Ma attenzione: non solo dalla destra più conservatrice – che pure ha fatto da apripista. Alle bordate della destra sono seguite a ruota quelle di esponenti di tutti i partiti (che evidentemente cullano in sé visioni trasversalmente patriarcali e ostili alle donne):
1. ddl 957 (Pdl e Udc),
2. ddl 2800 (IDV), [in palese disaccordo, peraltro, con esponenti donne di IDV stesso]
3. ddl 3289 (UDC-SVP-AUT UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI) al Senato,
4. ddl 5257 (PDL) alla Camera.
TUTTI questi progetti di legge presentano, sotto diverse facce, lo stesso, identico tentativo: quello di introdurre (tramite il cavallo di Troia dei giusti “diritti dei bambini” al rapporto con entrambi i genitori), l’arma impropria della Pas, che toglie ai bambini ogni voce.
TUTTI questi ddl pretendono che i genitori “armonicamente” interagiscano condividendo ogni dettaglio della vita di figlie e figli. Sempre? Si, anche quand’anche la separazione sia conseguenza di violenza domestica o altri abusi. Ed è questo che perpetua, e anzi può drammaticamente acuire, eventuali condizioni pre-esistenti di pericolo.
E a questi si aggiunga (ultimo nato) il Progetto di Legge n° 1403 presentato il 22 luglio 2013 dall’On. Bonafede e da altri parlamentari del Mov5stelle: il quale rischia di essere ulteriormente peggiorativo, rispetto ai precedenti, anche se ha l’accortezza di non citare espressamente la Pas.
Nel frattempo, questo è ciò che accade in Italia: sempre più avvocati che difendono genitori abusanti ricorrono al pretestuoso strumento della “Pas”, al fine di vanificare le denunce di abusi nei loro confronti. E mentre la parte maltrattante viene rappresentata nella condizione di vittima, il coniuge maltrattato finisce sul banco degli accusati, come calunniatore e manipolatore dei figli (della cui testimonianza non si tiene più conto). E per tale soggetto-supposto-calunniatore cosa si chiede? che perda i diritti di genitorialità – quelli che si voleva “garantire equamente” a entrambi i genitori.

Non stupiamoci dunque se nel nostro paese violenza e femminicidio raggiungono ormai dimensioni da emergenza nazionale.  

Che fare
E’ necessario fare chiarezza, in primis fra coloro che, confusi da argomentazioni ingannevoli, cadono in buona fede in convinzioni controproducenti. Magari in seguito a cattive esperienze fatte con donne che di fatto cercano di abusare, a fini personali, dei loro diritti di ex-coniugi o di madri: noi tutte e tutti conosciamo situazioni del genere, e noi donne per prime siamo ben consce che non è certo l’essere “donna” che può garantire, in sè, comportamenti equi. Ma non si possono prendere simili casi a statistica per demonizzare le donne al fine di distorcere la legge in senso antiparitario. Sono ben più numerosi i padri che NON si interessano dei figli mai, e che per un’intera vita non contribuiscono al sostentamento nemmeno con un euro. : che facciamo, allora togliamo diritti a tutti i padri che si comportano bene?
Gli strumenti legali che già ci sono vanno utilizzati meglio, e migliorati in ben altro senso.
E tantomeno, il fatto che esistano donne che si fanno scudo di giuste battaglie per penalizzare uomini che non lo meritano può essere la scusa con cui negare la grave difficoltà che le donne e i bambini già vivono rispetto alla violenza e abbandonarli ad essa ancora più di quanto già non avviene.
Dobbiamo chiarire che, se davvero vogliamo arginare la violenza domestica con tutte le sue tragiche conseguenze:
1. simili disegni di legge di modifica dell’affido condiviso, che adombrando miglioramentitentino di introdurre la PAS, vanno decisamente contrastati,
2. le denunce di violenza e/o pedofilia NON sono da vanificare, rubricandole a escamotage scorretti per ottenere migliori condizioni di separazione;
3. nessuna madre considera la vicinanza di un padre responsabile e attento un ostacolo da evitare, bensì una risorsa preziosa;
4. la bigenitorialità va dunque salvaguadata nella sua vera essenza, e non in termini strumentali contro le donne;
5. qualunque proposta seria di bigenitorialità deve esplicitamente prevedere ed affrontare l’eventualità di un partner abusante o che abbia già espresso minacce, rispetto al quale è prioritario prendere provvedimenti: a partire dalla revoca di ogni forma di affido condiviso.
 Fonte: http://politicafemminile-italia.blogspot.it/2013/07/laffido-condiviso-la-pas-il-ddl-957-e_29.html

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